Zero, la regista di “Spider Lilies”, presenta un altro film di donne. Tre storie lontane nel tempo ma collegate fra loro dalla galleria dove corre un treno che scompare nel buio. Meigo viene allevata dalla sorella cieca, cantante professionista nei bar e nelle feste di matrimonio. Una nuova musicista accompagna la cieca, si chiama Diego, e sembra in tutto e per tutto un ragazzo, così almeno racconta alla sorella la piccola Meigo. E sarà la gelosia di Meigo, che non sopporta che sta nascendo fra le due ragazze, a distruggere quest’aria di famiglia. Una uomo, che sembra una donna, arriva dopo un lungo cammino. Lo aspetta una donna su una sedia a rotelle, seduta in un parco, muta da più di un mese. Ha l’Alzheimer e sta velocemente peggiorando, solo l’arrivo dell’amato Oceano – ma sarà proprio lui o si sarà confusa? – le ridà la parola. Anche Oceano è malato, l’AIDS lo sta consumando e lo consuma di più un amore che sta arrivando alla fine per un uomo più giovane. Diego viene invitata a suonare a un matrimonio. Ma se lo sposo ufficiale è seduto al tavolo con i parenti il vero sposo/sposa fugge con Lily, la sposa, per aiutarla a cambiarsi d’abito. Un matrimonio di facciata che sempre a coprire una storia d’amore “per sempre” fra una giovane butch e la pin up dello spettacolo. Ancora la galleria e ancora il treno, e le protagoniste di queste storie alla ricerca di un posto dove fermarsi. Tre storie che s rincorrono, sfalsate temporalmente, in cui le protagoniste, come nella “Ronde”, si danno il cambio. “Femme” amatissime che amano donne così butch da sembrare quasi trans. E in questo film una colonna sonora che accompagna con canti melodici tradizionali la vicenda di Diego, mentre Lily si lancia sul palco delle fiere nella parodia del vaudeville più ammiccante. Piera Zani |