A che età si capisce di essere diverse dalle altre? I film presentati al Festival GLBT di Torino raccontano storie di ragazzine
di Piera Zani
Se ci vogliono due donne per fare una lesbica, al Festival GLBT di Torino bastano due bambine. E’ questa la cifra di una serie di film e cortometraggi presentati quest’anno: non più adolescenti. Il limite dell’età si abbassa e un tabù viene infranto. Lesbiche si nasce o si diventa? Non lo sappiamo, ma l’età della consapevolezza della propria unicità, o della propria diversità rispetto al resto del mondo, si avvicina più alla fine della scuola elementare che agli delle superiori, come avveniva negli anni ’90.
In “Eddie” di Quentin Krueger una ragazzina ispano-americana, dallo sguardo dritto e profondo, affronta a testa alta una partita di baseball. E’ assegnata alla squadra dei perdenti. Basta vederli: un’accozzaglia di bambini troppo piccoli, ragazzoni in soprappeso e lei, l’unica femmina. Ma Eddie non demorde e cerca di conquistare la sua meta. Nella lotta per la conquista della postazione la sorprende il primo ciclo mestruale e i pantaloncini sporchi di sangue sembrano essere il segno del suo passaggio al mondo delle escluse. Sembra soltanto perché Eddie continua a guardare il mondo proprio negli occhi e un’amica andrà a cercarla per darle una mano in questo difficile momento.
In “Donkeygirl” di Ties Schenk la misteriosa ragazza dell’asinello, forte in groppa al suo amico preferito che riempie di baci, è presa in giro dai bambini del villaggio per questo legame stravagante ed esclusivo. Ma Farouzi troverà un’amica nella bionda ragazzina della motocicletta che con parole magiche seduce i pesciolini del mare fino a farli abboccare all’amo.
“Sexy Thing” di Denie Pentecost, dall’Australia, racconta come una mamma decisa e una cara amica possono salvarti dal lupo cattivo. La mamma grida: “Attenta al papà!” e Georgie sa che qualcuno veglierà su di lei mentre il padre tenta di molestarla. La sua migliore amica, Lisa, con il viso paffuto e le buffe treccine dritte, che condivide con Georgie l’amore per i pesciolini dell’acquario e il karaoke, correrà a chiamare la mamma. Anche qui l’arrivo del primo mestruo segna più che un confine una linea di continuità fra l’infanzia e l’adolescenza
Peque Varala in “1977” racconta a disegni animati la storia di una bambina che cresce, aggrovigliando sempre più dentro di sé una massa di fili che formano un nodo inestricabile. Solo un taglio netto potrà mettere ordine e rendere la vita più semplice. Anche qui bambine che giocano in squadra con i maschi, conquistando uno spazio per sé con forza e determinazione.
Molto giovani anche le protagoniste di “How to Become Myself” di Hichikawa Jun, dal Giappone. Si incontrano alla scuola elementare, le vicende della vita e i diversi ruoli che si troveranno a vivere, da beniamina della classe ad esclusa del gruppo per una di loro, da quella che nessuno vede alla più popolare della scuola per l’altra, le divideranno. Ma poche frasi scambiate in segreto il giorno della consegna del diploma rimarranno la cifra segreta che molti anni dopo le farà ritrovare via SMS. Sarà vero amore? Le spettatrici del film non lo scopriranno mai.
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